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LEGGE DI BILANCIO 2027: LA SCUOLA NELLA MANOVRA, 6.974 POSTI IN MENO TRA DOCENTI E ATA – CONFSAL E SNALS CHIEDONO DI CANCELLARE I TAGLI

La Legge di Bilancio 2027 si apre con una questione particolarmente delicata per il sistema nazionale di istruzione: la riduzione di quasi 7.000 posti negli organici del personale docente e ATA a partire dall’anno scolastico 2027/2028.

È questo uno degli interventi che più preoccupano il mondo della scuola e che hanno già provocato una netta presa di posizione della Confsal e della Federazione SNALS-Confsal. La Confederazione chiede espressamente al Governo di cancellare i tagli, sottolineando che non è possibile pretendere dalle istituzioni scolastiche maggiori responsabilità in materia di inclusione, qualità dell’offerta formativa e servizi, riducendo contemporaneamente il personale necessario per garantirli.

La questione assume un rilievo ancora maggiore se si considera che la stessa manovra interviene sul reclutamento, sul costo dei libri di testo e sulle tutele per le famiglie, mentre restano aperti i problemi della precarietà, della valorizzazione professionale e della capacità organizzativa delle istituzioni scolastiche.

Una precisazione preliminare: al 1° novembre 2026 siamo di fronte a un disegno di legge di Bilancio, non a una legge definitivamente approvata. Le disposizioni illustrate sono quindi proposte normative suscettibili di modifiche durante l’esame parlamentare.

1. Il provvedimento: una manovra da circa 26 miliardi

Il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge il 28 ottobre 2026. Il testo bollinato dalla Ragioneria generale dello Stato è stato successivamente trasmesso al Quirinale e il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ne ha autorizzato la presentazione alle Camere il 30 ottobre.

La manovra interessa il triennio 2027-2029 e presenta un valore complessivo di circa 26 miliardi di euro nel 2027 e 27 miliardi nel 2028.

Gli interventi riguardano principalmente:

  • riduzione della pressione fiscale e sostegno ai redditi;
  • lavoro, occupazione e rinnovi contrattuali;
  • famiglia, natalità e congedi parentali;
  • sanità e previdenza;
  • investimenti pubblici e infrastrutture;
  • sostegno alle imprese e al Mezzogiorno;
  • istruzione, diritto allo studio ed edilizia scolastica.

Per il comparto Istruzione e Ricerca, tuttavia, il giudizio deve tenere conto di un elemento fondamentale: alle misure di sostegno alle famiglie e di intervento sugli edifici scolastici si contrappone una nuova riduzione delle dotazioni organiche.

2. Organici scolastici: l’articolo 66, comma 5, prevede 6.974 posti in meno

La disposizione più controversa è contenuta nell’articolo 66, comma 5, del disegno di legge.

La norma interviene sull’articolo 1, comma 828, della Legge 30 dicembre 2024, n. 207, introducendo ulteriori riduzioni degli organici del personale docente e ATA.

Le nuove riduzioni decorrono dall’anno scolastico 2027/2028.

Le ulteriori riduzioni previste dalla manovra

 Personale

 Posti in meno

Docenti

4.925

Personale ATA

2.049

Totale

6.974

 

Non si tratta di una misura isolata. I nuovi tagli si aggiungono a quelli già introdotti dalla Legge n. 207/2024, articolo 1, comma 828, che aveva disposto:

  • riduzione di 5.660 posti dell’organico dell’autonomia dei docenti, a partire dall’anno scolastico 2025/2026;

  • riduzione di 2.174 posti del personale ATA, a partire dall’anno scolastico 2026/2027.

Il quadro complessivo delle riduzioni previste dalle due manovre diventa pertanto il seguente:

 Personale  Riduzioni precedenti  Nuove riduzioni  Totale

Docenti

5.660

4.925

10.585

ATA

2.174

2.049

4.223

Totale

7.834

6.974

14.808

Il dato complessivo evidenzia la portata del processo di ridimensionamento delle dotazioni organiche.

I risparmi per la finanza pubblica

Secondo la relazione tecnica che accompagna il disegno di legge, le nuove riduzioni determinerebbero:

  • 83,9 milioni di euro di risparmi nel 2027;
  • 251,7 milioni di euro annui a partire dal 2028.

Si tratta di risorse risparmiate attraverso la riduzione delle spese per il personale scolastico.

Quali conseguenze per le scuole?

La norma interviene sull’organico dell’autonomia e sulle dotazioni ATA, ma non definisce ancora in modo sufficientemente dettagliato la distribuzione territoriale e professionale dei nuovi tagli.

Per i docenti rimane da chiarire la ripartizione tra posti comuni, sostegno e potenziamento, nonché tra i diversi ordini e gradi di istruzione.

Per il personale ATA occorrerà conoscere i criteri di riduzione delle dotazioni riferite ai diversi profili professionali.

Le ricadute potenziali sono particolarmente rilevanti:

  1. Precariato: una contrazione dei posti disponibili può ridurre le opportunità di immissione in ruolo e rendere più difficile la stabilizzazione del personale con anni di servizio.

  2. Inclusione: la riduzione delle risorse professionali rischia di rendere più complessa la risposta ai bisogni educativi e alle esigenze degli alunni con disabilità.

  3. Funzionamento amministrativo: le segreterie scolastiche devono affrontare adempimenti sempre più numerosi e complessi, anche in presenza di dotazioni organiche ridotte.

  4. Servizi ausiliari: la diminuzione del personale ATA può incidere sulla vigilanza, sull’assistenza, sulla sicurezza e sull’organizzazione quotidiana degli istituti.

  5. Offerta formativa: la disponibilità di personale è una condizione essenziale per garantire continuità didattica, recupero, potenziamento e attenzione individualizzata.

Il problema non può essere affrontato esclusivamente attraverso il dato demografico. La diminuzione della popolazione scolastica non determina automaticamente una corrispondente diminuzione del lavoro necessario nelle scuole.

Classi con alunni con disabilità, situazioni di disagio sociale, dispersione scolastica, complessità amministrative e nuove responsabilità organizzative richiedono personale adeguato.

È proprio su questo aspetto che si concentra la contestazione sindacale.

3. La posizione della CONFSAL: «I tagli vanno cancellati»

La presa di posizione della Confederazione generale dei sindacati autonomi dei lavoratori (Confsal) a cui aderisce lo SNALS è stata particolarmente netta.

Il 31 ottobre 2026 la Confsal ha diffuso una nota nella quale chiede al Governo di cancellare le riduzioni degli organici previste dal disegno di legge.

La Confederazione considera la misura in contrasto con le reali esigenze del sistema scolastico.

Il ragionamento della Confsal parte da una contraddizione evidente: alle istituzioni scolastiche vengono attribuite responsabilità sempre maggiori, mentre si riducono le risorse professionali necessarie per esercitarle.

La nota sottolinea infatti:

Non si può chiedere alle istituzioni scolastiche di affrontare responsabilità sempre maggiori, garantire inclusione, qualità dell’offerta formativa e servizi efficienti e, contemporaneamente, ridurre le risorse professionali necessarie ad assolvere tutte queste funzioni.

La Confederazione invita pertanto il Governo a ritirare la proposta, ribadendo che la scuola ha bisogno di personale, stabilità e investimenti.

Un passaggio particolarmente significativo riguarda il rapporto tra Confsal e Federazione della Scuola SNALS-Confsal: la Confederazione dichiara che, su questo punto, porterà avanti insieme alla Federazione una posizione ferma e un’azione coerente e decisa.

Si tratta di una presa di posizione che non lascia spazio a interpretazioni: la richiesta è quella di eliminare i nuovi tagli, non semplicemente di attenuarne gli effetti.

4. SNALS: mantenere gli organici, stabilizzare i precari e valorizzare economicamente il personale

La posizione dello SNALS emerge da importanti interventi pubblici della segretaria generale Elvira Serafini.

Tra le priorità individuate figurano:

  • ulteriori risorse per gli stipendi;
  • stabilizzazione dei precari;
  • mantenimento degli attuali livelli degli organici.

Le richieste di Elvira Serafini

Nell’intervista del 31 ottobre 2026 a La Tecnica della Scuola, la segretaria generale ha affrontato le questioni più urgenti per il comparto.

Particolarmente significativa è la posizione espressa sulla riduzione del numero degli alunni.

Serafini riconosce la diminuzione della popolazione scolastica, ma sostiene che gli organici debbano essere mantenuti, perché una scuola con un numero adeguato di docenti e ATA riesce a seguire meglio tutti gli studenti.

Non soltanto quelli che presentano difficoltà, ma l’intero percorso educativo e formativo.

La Segretaria generale ha spiegato che il personale deve poter garantire una maggiore attenzione all’andamento didattico, alla trasmissione dei saperi e alla crescita educativa degli alunni.

La Segretaria generale ha spiegato che il personale deve poter garantire una maggiore attenzione all’andamento didattico, alla trasmissione dei saperi e alla crescita educativa degli alunni.

Vedi anche l’intervento di Elvira Serafini su Orizzontescuola.

Più risorse per il rinnovo contrattuale

Un altro punto centrale riguarda la questione retributiva.

Lo SNALS ritiene insufficienti le risorse disponibili per valorizzare il lavoro del personale scolastico e chiede ulteriori stanziamenti per migliorare gli stipendi di docenti, ATA e dirigenti scolastici.

La richiesta si inserisce nel percorso di rinnovo del CCNL Istruzione e Ricerca 2025/2027 e nella prospettiva del successivo contratto 2028/2030.

Già il 21 ottobre lo SNALS-Confsal aveva sollecitato, attraverso una lettera congiunta, maggiori risorse finanziarie, evidenziando la progressiva erosione del potere d’acquisto delle retribuzioni a causa dell’inflazione e dell’aumento del costo della vita (vedi nostro articolo in merito).

Il problema del precariato

La riduzione degli organici si intreccia inevitabilmente con la questione del reclutamento.

Il 30 ottobre Elvira Serafini era intervenuta chiedendo di superare il ricorso sistematico ai contratti a termine e di introdurre un doppio canale di reclutamento, con assunzioni anche dalle GPS (vedi nostro articolo in merito).

La richiesta è quella di riconoscere il servizio e le competenze maturate dai docenti precari, evitando che la precarietà diventi una modalità ordinaria di funzionamento della scuola.

La contrazione dei posti prevista dalla manovra rischia di rendere ancora più difficile il raggiungimento di questo obiettivo.

Una linea sindacale coerente

Dalle dichiarazioni della Segretaria generale emerge una linea di rivendicazione che comprende:

  • difesa degli organici;
  • contrasto al precariato;
  • maggiori investimenti per le retribuzioni;
  • valorizzazione delle professionalità;
  • miglioramento delle condizioni di lavoro;
  • riconoscimento del ruolo strategico del personale ATA e docente.

La posizione dello SNALS è dunque coerente con la richiesta della Confsal di cancellare i tagli.

Accanto alla contestazione della riduzione degli organici, lo SNALS sviluppa un’azione più ampia che riguarda il reclutamento, il rinnovo contrattuale e il riconoscimento economico e professionale di tutto il personale.

5. Libri di testo: l’articolo 105 introduce la versione digitale a metà prezzo

Tra le disposizioni che interessano direttamente le famiglie e le istituzioni scolastiche merita attenzione l’articolo 105 del disegno di legge.

La norma interviene sull’articolo 15 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, introducendo nuove disposizioni per rendere più accessibili i libri scolastici e universitari.

Il provvedimento prevede che gli editori mettano a disposizione una versione digitale stampabile dei libri, commercializzata a un prezzo inferiore di almeno il 50% rispetto alla corrispondente versione cartacea.

Come funzionerebbe il nuovo sistema?

L’acquisto della licenza digitale consentirebbe allo studente di realizzare, a proprie spese, un’unica copia cartacea completa dell’opera, destinata esclusivamente all’uso personale, scolastico o di studio.

La stampa potrebbe essere effettuata direttamente dallo studente oppure affidata a un soggetto che svolge professionalmente servizi di stampa, comprese le copisterie.

La disposizione introduce una deroga ai limiti ordinari previsti dalla legge 22 aprile 1941, n. 633, sul diritto d’autore.

In particolare, il nuovo comma 2-quinquies disciplina il diritto alla copia cartacea integrale, mentre il comma 2-sexies regola le modalità di riproduzione.

Conseguenze per famiglie e scuole

La misura potrebbe produrre effetti importanti:

  • riduzione della spesa per i libri di testo;
  • maggiore disponibilità di materiali digitali;
  • possibilità di stampare il libro completo senza acquistare necessariamente l’edizione cartacea;

  • maggiore concorrenza tra le diverse modalità di commercializzazione dei testi.

È inoltre prevista una conseguenza per le adozioni scolastiche: i libri non conformi alle nuove disposizioni non potranno essere oggetto di nuove adozioni da parte degli istituti.

Le caratteristiche tecniche del servizio dovranno essere definite con un decreto ministeriale entro 60 giorni.

Attenzione: anche questa misura dovrà superare l’esame parlamentare e attendere le disposizioni attuative prima di poter essere applicata concretamente.

6. Buono scuola: l’articolo 104 e il sostegno alle famiglie

Il disegno di legge interviene anche sul sostegno economico alle famiglie per le spese relative all’istruzione.

L’articolo 104 prevede l’estensione agli anni 2026 e 2027 delle disposizioni relative al Buono scuola, assicurando la continuità del sostegno previsto per le famiglie.

È una misura che si colloca nell’ambito delle politiche per il diritto allo studio e del sostegno alle spese educative.

Occorre tuttavia distinguere questa misura dagli interventi destinati direttamente alle istituzioni scolastiche statali: il Buono scuola riguarda il sostegno alle famiglie e non costituisce un incremento degli organici o delle risorse ordinarie delle scuole.

7. Contrasto alla povertà educativa: l’articolo 106

Un’altra disposizione di interesse è contenuta nell’articolo 106, che prevede il rifinanziamento del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

Sono previsti 6 milioni di euro annui per il 2028 e il 2029.

Il rifinanziamento si inserisce nelle politiche di contrasto alle disuguaglianze educative e di sostegno ai minori che vivono in contesti sociali ed economici svantaggiati.

È un intervento positivo nella finalità, anche se la sua consistenza finanziaria dovrà essere valutata rispetto alla dimensione del fenomeno.

La povertà educativa non riguarda soltanto la possibilità di accedere all’istruzione, ma anche la disponibilità di opportunità formative, culturali e sociali adeguate.

In questo contesto, la scuola pubblica rappresenta uno dei principali strumenti di contrasto alle disuguaglianze.

8. Edilizia scolastica: 650 milioni per l’efficientamento energetico

La manovra prevede inoltre risorse destinate alla riqualificazione energetica degli edifici pubblici, con un intervento che interessa anche gli istituti scolastici.

Sono previsti:

 Anno

 Stanziamento

2028

150 milioni

2029

250 milioni

2030

250 milioni

Totale

650 milioni

Le risorse sono destinate a interventi di riqualificazione capaci di ridurre di almeno il 30% il fabbisogno di energia primaria degli edifici interessati.

L’intervento riguarda gli edifici pubblici e comprende scuole, università, enti pubblici di ricerca, ospedali e strutture sportive.

Per le istituzioni scolastiche si tratta di un’opportunità importante, considerata la necessità di intervenire su edifici spesso caratterizzati da impianti obsoleti, dispersioni energetiche e condizioni strutturali non sempre adeguate.

Rimane però una distinzione fondamentale: investire nell’efficienza energetica degli edifici non equivale a investire nel personale e nella qualità del servizio scolastico. Le due esigenze devono procedere insieme.

9. Asili nido e servizi per l’infanzia: l’articolo 121

L’articolo 121 interviene sulla disciplina delle risorse destinate ai servizi comunali per gli asili nido, rivolti ai bambini fino a 36 mesi.

Il riparto tiene conto anche dei posti realizzati attraverso gli interventi edilizi avviati dal 2022.

La disposizione affronta quindi il tema della distribuzione delle risorse alla luce dell’andamento demografico e della realizzazione delle strutture.

Lo stesso articolo prevede inoltre la riassegnazione al Fondo unico per l’edilizia scolastica delle somme restituite dagli enti locali in seguito a revoche o rinunce ai finanziamenti.

Si tratta di una disposizione che interessa il sistema educativo nella fascia della prima infanzia e la disponibilità di risorse per gli interventi sugli edifici scolastici.

10. Congedo parentale: dal 2027 aumentano i mesi indennizzati all’80%

Tra le misure di maggiore interesse per i lavoratori della scuola c’è il potenziamento del congedo parentale.

Il disegno di legge prevede un incremento dei mesi indennizzati all’80% della retribuzione, con una durata differenziata in relazione al numero dei figli.

Nuovi periodi di congedo parentale all’80%

 Situazione familiare

 Mesi all’80%

Primo figlio

4 mesi

Secondo figlio

5 mesi

Dal terzo figlio

6 mesi

I periodi maggiorati sono fruibili entro i sei anni di età del bambino.

La particolarità del comparto scuola: il primo mese al 100%

Per docenti e personale ATA occorre considerare anche la disciplina contrattuale.

L’articolo 34, comma 3, del CCNL Istruzione e Ricerca 2019-2021 riconosce infatti i primi 30 giorni di congedo parentale per ciascun figlio con retribuzione intera, con esclusione dei compensi per lavoro straordinario e delle indennità per prestazioni disagiate, pericolose o dannose per la salute.

Questi 30 giorni:

  • sono computati complessivamente tra i due genitori;
  • possono essere fruiti anche frazionatamente;
  • non riducono le ferie;
  • sono valutati ai fini dell’anzianità di servizio.

Pertanto, nel comparto scuola, il primo mese continua a essere retribuito al 100%, mentre i successivi periodi previsti dalla nuova disposizione potranno beneficiare dell’indennità all’80%, nei limiti stabiliti.

Il quadro prospettato è il seguente:

 Situazione

 Primo mese

 Periodi successivi all’80%

Primo figlio

100%

3 mesi

Secondo figlio

100%

4 mesi

Dal terzo figlio

100%

5 mesi

Per il personale a tempo determinato, il diritto deve essere esercitato in costanza di rapporto di lavoro, secondo le condizioni previste dalla normativa.

La misura rappresenta un miglioramento delle tutele per la genitorialità e interessa anche i lavoratori del comparto Istruzione e Ricerca.

È opportuno, tuttavia, attendere il testo definitivo e le successive istruzioni INPS per chiarire tutti gli aspetti applicativi e il coordinamento tra la disciplina legislativa e quella contrattuale.

11. Pubblico impiego: trattamento accessorio e assunzioni

La manovra contiene anche disposizioni che interessano il pubblico impiego e che meritano attenzione da parte del personale scolastico.

Tra queste figura un’imposta sostitutiva agevolata del 15% sui compensi del trattamento accessorio, per il 2027, destinata ai dipendenti pubblici non dirigenti con reddito non superiore a 50.000 euro, entro il limite di 800 euro di compensi.

La misura può interessare anche docenti e personale ATA che possiedono i requisiti previsti.

È importante distinguere questa agevolazione dalle risorse per il rinnovo contrattuale: una tassazione agevolata su una parte del salario accessorio non equivale a un aumento strutturale delle retribuzioni tabellari.

La questione è particolarmente significativa per il comparto scuola, nel quale la valorizzazione economica del lavoro rimane una delle principali rivendicazioni sindacali.

12. Il nodo politico e sindacale: quale scuola si vuole costruire?

Dall’analisi delle disposizioni emerge una contraddizione che merita di essere sottolineata.

Da una parte la manovra riconosce l’importanza dell’istruzione attraverso interventi sui libri di testo, sull’edilizia scolastica, sul diritto allo studio e sul sostegno alle famiglie.

Dall’altra, introduce un’ulteriore riduzione delle risorse umane destinate al funzionamento delle istituzioni scolastiche.

La questione non riguarda soltanto il numero dei posti disponibili, ma il modello di scuola che si intende realizzare.

Una scuola moderna non può essere valutata esclusivamente sulla base del numero degli iscritti o del costo del personale. Deve essere considerata la complessità delle funzioni che le istituzioni scolastiche sono chiamate a svolgere.

La scuola di oggi deve affrontare:

  • l’aumento dei bisogni educativi speciali;
  • la necessità di garantire l’inclusione degli alunni con disabilità;
  • la dispersione scolastica e le disuguaglianze territoriali;
  • le difficoltà delle famiglie e il disagio giovanile;
  • la crescente complessità degli adempimenti amministrativi;
  • la necessità di assicurare continuità didattica e qualità dell’insegnamento.

In questo quadro, ridurre gli organici rischia di produrre un effetto contrario rispetto agli obiettivi dichiarati di miglioramento della qualità dell’istruzione.

La questione del Mezzogiorno

Un’ulteriore riflessione riguarda la distribuzione territoriale delle riduzioni.

Le scuole del Mezzogiorno operano spesso in contesti caratterizzati da maggiori difficoltà economiche e sociali, dispersione scolastica, spopolamento delle aree interne e carenza di servizi.

La diminuzione della popolazione scolastica non può essere interpretata automaticamente come una diminuzione dei bisogni educativi.

Per territori come la Puglia, e in particolare per le province nelle quali convivono comuni costieri, centri urbani e aree interne, sarà fondamentale conoscere i criteri con cui verranno distribuiti i nuovi tagli.

Una riduzione uniforme, basata esclusivamente su parametri quantitativi, rischierebbe di penalizzare maggiormente le scuole che necessitano di più risorse per garantire pari opportunità formative.

Per questo motivo sarà importante seguire l’iter parlamentare anche sotto il profilo della distribuzione regionale e provinciale degli organici.

13. Che cosa chiedere al Governo durante l’esame parlamentare

L’esame della Legge di Bilancio rappresenta il momento nel quale le organizzazioni sindacali possono intervenire per chiedere modifiche alle disposizioni che riguardano il sistema scolastico.

Alla luce delle posizioni espresse dalla Confsal e dallo SNALS, le principali richieste possono essere ricondotte a cinque direttrici.

1. Cancellazione dei nuovi tagli agli organici

È necessario eliminare la riduzione di 4.925 posti docenti e 2.049 posti ATA prevista dall’articolo 66, comma 5.

2. Difesa della stabilità occupazionale

Occorre evitare che la contrazione delle dotazioni organiche comprometta ulteriormente le possibilità di assunzione e di stabilizzazione del personale precario.

3. Risorse aggiuntive per le retribuzioni

Il rinnovo del CCNL Istruzione e Ricerca deve essere accompagnato da risorse adeguate a recuperare il potere d’acquisto e a valorizzare le professionalità.

4. Organici adeguati alle esigenze delle scuole

La definizione degli organici deve tenere conto non soltanto della consistenza numerica degli alunni, ma anche della complessità delle istituzioni scolastiche, delle esigenze di inclusione e dei servizi da garantire.

5. Investimenti strutturali nella scuola pubblica

Occorre rafforzare gli interventi per l’edilizia, la sicurezza, la digitalizzazione, il diritto allo studio e la lotta alla dispersione scolastica, evitando che gli investimenti infrastrutturali siano accompagnati da una riduzione delle risorse umane.

14. Conclusioni: la scuola ha bisogno di investimenti, non di nuovi tagli

La Legge di Bilancio 2027 apre una fase particolarmente importante per il futuro della scuola italiana.

I 6.974 posti in meno previsti dall’articolo 66, comma 5, rappresentano un intervento di notevole portata, che si aggiunge alle precedenti riduzioni e che rischia di aggravare problemi già esistenti.

La diminuzione degli alunni può certamente richiedere una revisione dell’organizzazione del sistema scolastico, ma non può diventare l’unico criterio per determinare la consistenza degli organici.

La qualità dell’istruzione dipende dalle condizioni nelle quali si svolge il lavoro quotidiano di docenti, personale ATA e dirigenti scolastici. Dipende dalla possibilità di seguire gli studenti, garantire inclusione, assicurare servizi efficienti e realizzare un’offerta formativa adeguata.

La posizione espressa dalla Confsal è inequivocabile: i tagli devono essere cancellati.

Lo SNALS, attraverso la Segretaria generale Elvira Serafini, pone al centro della propria azione la difesa degli organici, la stabilizzazione dei precari e il riconoscimento economico e professionale di tutto il personale.

Sono rivendicazioni che si inseriscono in una visione della scuola come investimento strategico per il futuro del Paese.

Il passaggio parlamentare sarà quindi decisivo. Occorrerà verificare se il Governo e il Parlamento accoglieranno le richieste sindacali e se saranno introdotte modifiche capaci di correggere le disposizioni più penalizzanti per il sistema nazionale di istruzione.

La scuola non può essere chiamata a fare di più con sempre meno personale. La qualità dell’istruzione, l’inclusione e il diritto allo studio richiedono risorse umane adeguate, stabilità occupazionale e investimenti continuativi.

Lo SNALS-Confsal continuerà a seguire l’iter della manovra e le iniziative necessarie per la tutela del personale e della scuola pubblica.

(Testo bollinato dalla Ragioneria generale dello Stato, approvato dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre 2026).



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