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PRECARIATO STORICO NELLA SCUOLA: DALLE SUPPLENZE ALLA STABILIZZAZIONE – LE NORME, LE CRITICITA’ E LA PROPOSTA DELLO SNALS PER IL DOPPIO CANALE DI RECLUTAMENTO

Il precariato scolastico continua a rappresentare una delle principali criticità del sistema nazionale di istruzione. Migliaia di docenti lavorano ogni anno con contratti a tempo determinato, spesso sugli stessi posti e nelle stesse istituzioni scolastiche, senza poter contare su una prospettiva certa di stabilizzazione. La Segretaria generale dello SNALS-Confsal, Elvira Serafini, rilancia il doppio canale di reclutamento, le assunzioni dalle GPS, la valorizzazione degli idonei dei concorsi e un piano straordinario di immissioni in ruolo. Ma quali sono le origini del precariato storico? Quali strumenti ha introdotto il legislatore per contrastarlo? E quali modifiche occorrono per arrivare a una soluzione definitiva?

1. Il precariato scolastico: un problema che si trascina da decenni

Il precariato nella scuola italiana non è un fenomeno recente, né può essere ricondotto esclusivamente alle difficoltà degli ultimi anni. Si tratta di una condizione che accompagna da lungo tempo l’organizzazione del sistema scolastico e che, nonostante numerosi interventi legislativi, non ha trovato una soluzione strutturale.

La scuola ha bisogno ogni anno di un numero consistente di docenti per garantire il regolare svolgimento delle attività didattiche. Una parte di questo fabbisogno viene soddisfatta attraverso le assunzioni a tempo indeterminato, mentre un’altra continua a essere coperta mediante contratti a termine.

Il problema nasce quando il ricorso alle supplenze, concepite per rispondere a esigenze temporanee e sostitutive, diventa uno strumento ordinario per garantire il funzionamento di posti che, nei fatti, presentano caratteristiche di stabilità.

Sono numerosi i docenti che, anno dopo anno, prestano servizio nella scuola statale, maturano esperienza professionale, acquisiscono competenze didattiche e contribuiscono alla continuità delle attività educative, senza tuttavia riuscire a ottenere un contratto a tempo indeterminato.

Si determina così una contraddizione evidente: il sistema scolastico riconosce concretamente la necessità del loro lavoro, ma non riesce a trasformare questa necessità in una corrispondente politica di stabilizzazione.

Il precariato storico non riguarda soltanto la condizione individuale dei lavoratori. Incide sull’organizzazione delle istituzioni scolastiche, sulla continuità didattica, sulla programmazione educativa e sulla qualità complessiva del servizio pubblico.

2. Le origini normative: la legge 124/1999 e il sistema delle supplenze

Un riferimento fondamentale nella disciplina del reclutamento e delle supplenze è rappresentato dalla legge 3 maggio 1999, n. 124.

L’articolo 1 ha modificato l’articolo 399 del decreto legislativo 297/1994, stabilendo il principio del doppio canale di reclutamento: il 50% dei posti annualmente disponibili per le immissioni in ruolo viene assegnato attraverso i concorsi per titoli ed esami, mentre il restante 50% viene attribuito attingendo alle graduatorie permanenti, successivamente trasformate nelle graduatorie ad esaurimento (GAE).

Si tratta di un principio importante, perché riconosce due differenti modalità di accesso al ruolo: la selezione concorsuale e la valorizzazione di un percorso professionale documentato attraverso una graduatoria.

La stessa legge, all’articolo 4, disciplina le diverse tipologie di supplenza:

  • Supplenze annuali fino al 31 agosto: per la copertura di cattedre e posti effettivamente vacanti e disponibili, destinati a rimanere tali per l’intero anno scolastico.

  • Supplenze fino al termine delle attività didattiche, 30 giugno: per posti non vacanti ma di fatto disponibili entro il 31 dicembre e fino alla conclusione dell’anno scolastico.

  • Supplenze temporanee: per le altre esigenze di sostituzione del personale assente.

La distinzione è sostanziale. Le supplenze annuali dovrebbero consentire la copertura temporanea di posti vacanti in attesa delle procedure di assunzione a tempo indeterminato; quelle fino al 30 giugno rispondono invece a esigenze di disponibilità temporanea.

Nel corso degli anni, tuttavia, la difficoltà di coprire stabilmente tutti i posti disponibili, insieme alla reiterazione delle procedure di reclutamento e alla formazione di nuovi fabbisogni, ha contribuito a rendere strutturale il ricorso ai contratti a termine.

3. Graduatorie permanenti, GAE e GPS: strumenti diversi con finalità differenti

Nel corso del tempo il legislatore ha modificato più volte il sistema delle graduatorie.

Le graduatorie permanenti, introdotte dalla legge 124/1999, sono state trasformate in graduatorie ad esaurimento dalla legge 296/2006 (art.1 comma 605).

Le GAE sono state concepite per esaurirsi progressivamente, attraverso le immissioni in ruolo, senza consentire nuovi inserimenti ordinari, salvo specifiche disposizioni normative.

Parallelamente, il sistema delle supplenze è stato riorganizzato attraverso l’istituzione delle Graduatorie provinciali per le supplenze (GPS), introdotte dall’articolo 1-quater del decreto-legge 126/2019, convertito dalla legge 159/2019.

Le GPS sono articolate in due fasce:

  • Prima fascia: aspiranti in possesso dei requisiti di abilitazione per il posto comune o della specializzazione per il sostegno.

  • Seconda fascia: aspiranti in possesso degli ulteriori requisiti previsti dalla normativa per il rispettivo posto o classe di concorso.

Le graduatorie provinciali vengono utilizzate per l’attribuzione delle supplenze annuali e fino al termine delle attività didattiche, secondo l’ordine e le modalità stabiliti dalla normativa vigente.

È importante sottolineare che le GPS, nella loro funzione ordinaria, sono graduatorie finalizzate al conferimento delle supplenze e non costituiscono, di per sé, uno strumento generale per l’accesso al ruolo.

È proprio su questo punto che si colloca una delle richieste centrali dello SNALS: estendere il reclutamento a tempo indeterminato anche attraverso graduatorie che valorizzino il servizio, i titoli e l’esperienza professionale maturata dai docenti.

4. Il contrasto al precariato nella normativa europea

La questione del precariato scolastico italiano è stata oggetto anche di importanti interventi della giurisprudenza europea.

La direttiva 1999/70/CE, che recepisce l’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, stabilisce la necessità di prevenire gli abusi derivanti dalla successione di contratti a termine.

In particolare, la clausola 5 dell’accordo quadro richiede agli Stati membri di introdurre misure idonee a prevenire il ricorso abusivo a una successione di rapporti di lavoro a tempo determinato.

Un passaggio decisivo è rappresentato dalla sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del 26 novembre 2014, nelle cause riunite C-22/13 e altre, nota come sentenza Mascolo.

La Corte ha evidenziato l’incompatibilità con il diritto europeo di un sistema che consenta il rinnovo illimitato dei contratti a termine per soddisfare esigenze permanenti e durevoli delle istituzioni scolastiche, senza adeguate misure di prevenzione e sanzione degli abusi.

La pronuncia ha rappresentato un punto di svolta nel contenzioso sul precariato scolastico, mettendo in evidenza la necessità di superare la reiterazione indiscriminata delle supplenze su posti vacanti.

5. La legge 107/2015 e il limite dei 36 mesi

Un altro intervento importante è stato realizzato con la legge 13 luglio 2015, n. 107, la cosiddetta Buona Scuola.

Il legislatore ha previsto, all’articolo 1, comma 131, un limite alla durata complessiva dei contratti a tempo determinato stipulati con il personale docente, educativo, amministrativo, tecnico e ausiliario per la copertura di posti vacanti e disponibili.

La disposizione stabiliva che, a decorrere dal 1° settembre 2016, tali contratti non potessero superare complessivamente i 36 mesi, anche non continuativi.

La stessa legge aveva previsto un piano straordinario di assunzioni per affrontare il problema del precariato allora esistente, attraverso l’immissione in ruolo di personale proveniente dalle graduatorie ad esaurimento e dalle procedure concorsuali.

La Corte costituzionale, con la sentenza n. 187 del 2016, ha dichiarato illegittima la normativa precedente nella parte in cui consentiva il rinnovo potenzialmente illimitato dei contratti a termine per la copertura di posti vacanti e disponibili, senza ragioni obiettive.

La Corte ha inoltre riconosciuto il ruolo delle misure introdotte dalla legge 107/2015 nel contrasto agli abusi.

È necessario, tuttavia, precisare che il limite dei 36 mesi non ha determinato una generale trasformazione automatica del rapporto di lavoro a tempo determinato in rapporto a tempo indeterminato.

Il suo ambito applicativo riguarda specificamente la reiterazione dei contratti per la copertura di posti vacanti e disponibili e non impedisce, in assoluto, il conferimento di supplenze legittimamente motivate.

La questione della stabilizzazione e quella della tutela risarcitoria per l’abuso dei contratti a termine rimangono pertanto distinte.

6. I successivi interventi legislativi: concorsi straordinari e procedure di stabilizzazione

Negli anni successivi, il legislatore è intervenuto più volte per cercare di ridurre il numero dei docenti precari.

Tra gli interventi più significativi si ricordano:

Decreto-legge 126/2019, convertito dalla legge 159/2019.

Ha introdotto procedure straordinarie per il reclutamento dei docenti e ha previsto l’istituzione delle GPS, contribuendo a riorganizzare il sistema delle graduatorie utilizzate per il conferimento delle supplenze.

Decreto-legge 73/2021, convertito dalla legge 106/2021.

Ha introdotto ulteriori procedure straordinarie di reclutamento, anche attraverso percorsi riservati a determinate categorie di docenti precari.

Decreto-legge 36/2022, convertito dalla legge 79/2022.

Ha ridisegnato il sistema di formazione iniziale e di accesso ai ruoli della scuola secondaria, collegando il reclutamento alla nuova formazione universitaria e accademica e ai percorsi abilitanti.

Decreto-legge 44/2023, convertito dalla legge 74/2023.

Ha introdotto, all’articolo 5, una procedura straordinaria per il reclutamento dei docenti specializzati sul sostegno inseriti nella prima fascia delle GPS, attraverso contratti a tempo determinato finalizzati all’immissione in ruolo, subordinatamente alle condizioni previste dalla legge.

Questa procedura ha rappresentato un’apertura significativa verso l’utilizzo delle GPS anche per il reclutamento a tempo indeterminato, ma limitatamente ai posti di sostegno e secondo specifiche condizioni.

7. Le assunzioni da GPS: un’apertura importante, ma ancora limitata

La possibilità di assumere docenti dalle GPS di prima fascia per i posti di sostegno costituisce uno degli strumenti più significativi introdotti negli ultimi anni per favorire la stabilizzazione.

La procedura, disciplinata dall’articolo 5, commi da 5 a 12, del decreto-legge 44/2023, è stata successivamente prorogata e modificata.

Per l’anno scolastico 2026/2027, il decreto ministeriale n. 58 del 31 marzo 2026 ha confermato l’utilizzo delle GPS di prima fascia per il sostegno, in applicazione delle disposizioni normative vigenti.

La procedura riguarda i docenti inseriti a pieno titolo nella prima fascia delle GPS per il sostegno e si applica ai posti vacanti e disponibili residuati dopo le ordinarie immissioni in ruolo e l’utilizzo delle altre graduatorie previste dalla legge, nel limite delle autorizzazioni alle assunzioni.

Il percorso prevede un contratto a tempo determinato finalizzato al reclutamento a tempo indeterminato, con il superamento del periodo di prova e il conseguimento dei requisiti previsti dalla normativa.

La proroga della procedura fino all’anno scolastico 2026/2027, resa possibile dall’intervento normativo del 2025, conferma che l’utilizzo delle GPS può rappresentare uno strumento concreto per affrontare le difficoltà di reclutamento.

Resta tuttavia un limite fondamentale: la procedura riguarda il sostegno e non costituisce ancora un canale ordinario di reclutamento per tutte le classi di concorso e per tutti i posti comuni.

È proprio questa limitazione a rendere attuale la proposta di estendere il principio del reclutamento attraverso graduatorie anche al personale precario su posto comune.

8. La valorizzazione degli idonei: le novità introdotte nel 2025

Un’altra questione particolarmente importante riguarda i docenti che hanno superato le prove concorsuali senza risultare vincitori per il numero limitato dei posti messi a bando.

Per lungo tempo, il superamento delle prove non ha garantito, in numerose procedure, una concreta prospettiva di assunzione.

Il decreto-legge 45/2025, convertito dalla legge 79/2025, ha introdotto importanti modifiche al sistema di reclutamento.

In particolare, l’articolo 2 ha previsto, per i concorsi banditi a decorrere dal 2023, l’integrazione delle graduatorie con candidati risultati idonei, in misura non superiore al 30% dei posti messi a concorso, secondo le condizioni stabilite dalla disposizione.

Lo stesso intervento ha introdotto nell’articolo 399 del decreto legislativo 297/1994 il comma 3-ter, relativo alla costituzione di appositi elenchi regionali.

Questi elenchi, operativi a partire dall’anno scolastico 2026/2027, sono destinati ad accogliere, su domanda e secondo i requisiti previsti, candidati che abbiano raggiunto almeno il punteggio minimo per il superamento della prova orale in determinate procedure concorsuali bandite dal 2020.

Il ricorso agli elenchi regionali è previsto in caso di esaurimento delle graduatorie concorsuali individuate dalla normativa.

Si tratta di un riconoscimento importante del valore dei candidati idonei, ma non ancora sufficiente a risolvere il problema generale del precariato.

La valorizzazione degli idonei dovrebbe infatti accompagnarsi a una programmazione delle assunzioni capace di utilizzare effettivamente le professionalità già selezionate, evitando che il superamento di una procedura concorsuale si traduca in una lunga attesa senza prospettive.

9. Perché il precariato continua a esistere nonostante i numerosi interventi normativi?

La successione degli interventi legislativi dimostra che il problema non dipende esclusivamente dalla mancanza di concorsi o dall’insufficienza delle graduatorie.

Esistono ragioni strutturali che continuano ad alimentare il fenomeno.

La distinzione tra organico di diritto e organico di fatto.

La determinazione dei posti disponibili per le assunzioni non sempre coincide con il fabbisogno effettivo delle istituzioni scolastiche. Una parte delle esigenze viene soddisfatta attraverso posti e disponibilità che non confluiscono stabilmente nell’organico utilizzato per le immissioni in ruolo.

Il fenomeno è particolarmente evidente sul sostegno, dove il numero degli alunni con disabilità e le esigenze di inclusione possono rendere necessaria l’attivazione di ulteriori posti in deroga.

La programmazione delle assunzioni.

Il numero delle immissioni in ruolo dipende dai posti vacanti e disponibili, dalle autorizzazioni ministeriali e dalle graduatorie utilizzabili. La mancata corrispondenza tra fabbisogno reale e posti autorizzati può lasciare una parte delle cattedre affidata ogni anno a personale precario.

I tempi delle procedure concorsuali.

L’indizione dei concorsi, lo svolgimento delle prove, la pubblicazione delle graduatorie e le successive assunzioni richiedono tempi che non sempre coincidono con le esigenze di copertura dei posti.

La mancata valorizzazione dell’esperienza professionale.

Il servizio prestato per diversi anni nella scuola rappresenta un patrimonio di competenze che non può essere ignorato. L’esperienza professionale deve trovare un adeguato riconoscimento all’interno di un sistema di reclutamento che salvaguardi contemporaneamente la qualità della selezione e il diritto alla stabilizzazione.

La frammentazione del reclutamento.

La coesistenza di concorsi, GAE, GPS, graduatorie di merito ed elenchi regionali determina un sistema articolato, nel quale non sempre le diverse procedure riescono a garantire una copertura tempestiva e razionale dei posti.

Il risultato è che, anche in presenza di candidati qualificati e disponibili, il sistema continua a ricorrere alle supplenze per assicurare il regolare funzionamento delle scuole.

10. La proposta dello SNALS-Confsal: un vero doppio canale di reclutamento

È in questo contesto che si inserisce la posizione espressa dalla segretaria generale dello SNALS-Confsal, Elvira Serafini, che ha rilanciato la necessità di interventi strutturali per superare definitivamente il precariato.

La proposta sindacale si sviluppa lungo quattro direttrici fondamentali.

1. Doppio canale di reclutamento attraverso concorsi e graduatorie.

Il sistema di reclutamento dovrebbe valorizzare contemporaneamente il percorso concorsuale e quello professionale, attraverso un utilizzo delle graduatorie che consenta di riconoscere il servizio maturato e le competenze acquisite.

2. Immissioni in ruolo anche dalle GPS.

L’esperienza già avviata per il sostegno dovrebbe costituire un punto di partenza per valutare un’estensione del reclutamento attraverso le GPS, secondo modalità da definire, requisiti specifici e procedure che garantiscano la qualità professionale dei docenti.

3. Valorizzazione degli idonei delle procedure concorsuali.

Chi ha superato le prove di un concorso ha dimostrato di possedere i requisiti richiesti dalla selezione pubblica. Occorre quindi assicurare che le graduatorie e gli elenchi degli idonei possano essere effettivamente utilizzati per coprire i posti disponibili, nel rispetto delle disposizioni vigenti.

4. Un piano straordinario di assunzioni sui posti vacanti e disponibili.

La stabilizzazione deve essere accompagnata da un piano di assunzioni che tenga conto del fabbisogno reale delle scuole, delle disponibilità effettive e delle professionalità già presenti nel sistema.

La posizione dello SNALS non si limita quindi a chiedere un aumento delle assunzioni, ma propone un ripensamento delle modalità attraverso cui il personale viene reclutato.

Come sottolineato da Elvira Serafini, non si possono chiedere ai lavoratori competenza, responsabilità e anni di servizio, lasciandoli poi in una condizione di incertezza professionale ed economica.

11. Quali interventi normativi servono per superare il precariato storico?

La soluzione del problema richiede un intervento organico, capace di superare la logica degli interventi straordinari e delle proroghe annuali.

Un possibile percorso di riforma dovrebbe prevedere:

  • Estensione del doppio canale: affiancare stabilmente ai concorsi un canale di reclutamento basato su graduatorie che valorizzino il servizio e i requisiti professionali.

  • Utilizzo delle GPS per le assunzioni: definire procedure di accesso al ruolo anche attraverso le graduatorie provinciali, non limitate esclusivamente al sostegno.

  • Riconoscimento degli idonei: assicurare lo scorrimento delle graduatorie e un utilizzo effettivo degli elenchi regionali, evitando che le procedure selettive perdano efficacia.

  • Piano pluriennale di stabilizzazione: programmare le assunzioni sulla base del fabbisogno reale delle istituzioni scolastiche e delle disponibilità di organico.

  • Revisione degli organici: rendere maggiormente coerente la dotazione organica con le esigenze didattiche effettive, riducendo il ricorso sistematico ai posti precari.

  • Prevenzione degli abusi: garantire il rispetto della normativa europea sui contratti a termine, evitando la reiterazione ingiustificata di rapporti di lavoro per esigenze permanenti.

Un intervento di questo tipo dovrebbe inoltre assicurare un equilibrio tra il principio costituzionale del concorso pubblico, la valorizzazione dell’esperienza professionale e la necessità di garantire la continuità del servizio scolastico.

Non si tratta di contrapporre i docenti che hanno superato un concorso a quelli che hanno maturato anni di servizio attraverso le supplenze. Si tratta di riconoscere che entrambi i percorsi possono rappresentare una risorsa per il sistema scolastico, nel rispetto di procedure trasparenti e di requisiti professionali adeguati.

12. Le conseguenze concrete per i docenti precari e per le istituzioni scolastiche

Il superamento del precariato avrebbe conseguenze che vanno ben oltre la condizione contrattuale dei singoli lavoratori.

Per i docenti significherebbe poter programmare il proprio futuro professionale e personale, superando l’incertezza legata al rinnovo annuale dell’incarico, alla sede di servizio e alla necessità di partecipare continuamente alle procedure di attribuzione delle supplenze.

Per le istituzioni scolastiche significherebbe poter contare su una maggiore stabilità degli organici, ridurre la discontinuità didattica e assicurare una più efficace programmazione delle attività.

Per gli alunni, soprattutto nei contesti più fragili e nei percorsi di inclusione, la stabilizzazione del personale potrebbe contribuire a garantire una maggiore continuità educativa e relazionale.

Anche sotto il profilo economico e organizzativo, la riduzione del ricorso sistematico alle supplenze consentirebbe una gestione più razionale delle risorse umane.

La stabilizzazione, dunque, non deve essere considerata soltanto una rivendicazione sindacale, ma una condizione funzionale al miglioramento del servizio pubblico di istruzione.

13. Una questione che richiede risposte strutturali

La storia del precariato scolastico dimostra che i provvedimenti temporanei, i concorsi straordinari e le proroghe delle procedure di reclutamento non sono sufficienti, da soli, a risolvere il problema.

Negli ultimi decenni sono state introdotte numerose disposizioni per regolare le supplenze, limitare l’abuso dei contratti a termine, valorizzare le graduatorie e favorire le assunzioni. Eppure, il fenomeno continua a ripresentarsi, segno che il sistema necessita di una revisione più profonda.

La richiesta di Elvira Serafini (vedi l’intervento su Orizzontescuola) di introdurre un effettivo doppio canale di reclutamento si colloca proprio in questa prospettiva.

Il riconoscimento del servizio, la valorizzazione degli idonei, l’utilizzo delle GPS e un piano straordinario di assunzioni rappresentano elementi di una possibile riforma complessiva.

La scuola non può continuare a dipendere strutturalmente dal lavoro precario di migliaia di professionisti ai quali vengono affidate responsabilità fondamentali senza offrire adeguate prospettive di stabilità.

La sfida è trasformare il precariato da condizione permanente del sistema a fenomeno realmente residuale, attraverso una politica di reclutamento capace di coniugare qualità professionale, riconoscimento dell’esperienza, continuità didattica e certezza dei diritti.

È questo il senso della battaglia rilanciata dallo SNALS-Confsal: non chiedere scorciatoie, ma riconoscere il valore del lavoro svolto e costruire finalmente un sistema di reclutamento in grado di dare risposte a chi da anni garantisce il funzionamento della scuola italiana.



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