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DIMENSIONAMENTO SCOLASTICO IN PUGLIA: I SINDACATI CHIEDONO UNA MORATORIA PER IL 2027/2028. LA SCUOLA HA BISOGNO DI STABILITA’, PROGRAMMAZIONE E INVESTIMENTI

Le organizzazioni sindacali della scuola e della dirigenza scolastica pugliese chiedono alla Regione il rinvio di ogni intervento di riorganizzazione della rete scolastica all’anno scolastico 2028/2029. Sotto osservazione gli effetti degli accorpamenti, il rischio di istituti sovradimensionati e le ricadute sulla qualità dell’offerta formativa.

Le segreterie regionali di FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola RUA, SNALS Confsal, GILDA UNAMS, ANIEF, ANP e Dirigenti Scuola intervengono unitariamente sul dimensionamento della rete scolastica pugliese, chiedendo alla Regione Puglia una moratoria di un anno e il rinvio di ogni ulteriore intervento di riorganizzazione all’anno scolastico 2028/2029.

La richiesta, formalizzata nel comunicato stampa del 28 ottobre 2026, nasce dalla preoccupazione per le modalità con cui si sta sviluppando il processo di revisione della rete scolastica regionale: tempi ritenuti troppo ristretti, insufficiente confronto con le organizzazioni sindacali, coinvolgimento non adeguato delle comunità scolastiche e degli enti locali e, in alcuni casi, disparità di trattamento tra i territori.

Non è, dunque, soltanto una richiesta di rinvio delle decisioni. È soprattutto la sollecitazione ad aprire una riflessione più ampia sulle finalità del dimensionamento e sulle conseguenze che le scelte organizzative possono produrre sul funzionamento delle istituzioni scolastiche e sulla qualità del servizio di istruzione.

Il dimensionamento scolastico: le ragioni e il quadro di riferimento

Il dimensionamento della rete scolastica è il processo attraverso il quale viene definita l’organizzazione territoriale delle istituzioni scolastiche, attraverso la programmazione delle autonomie, l’eventuale aggregazione di scuole, la costituzione di istituti comprensivi e la distribuzione dei punti di erogazione del servizio.

La questione si inserisce nel percorso di revisione dell’organizzazione scolastica previsto nell’ambito degli impegni assunti dall’Italia con il PNRR e delle successive disposizioni legislative nazionali.

Il calo della popolazione scolastica e le previsioni demografiche costituiscono elementi importanti nella programmazione della rete. Tuttavia, la diminuzione degli iscritti non può essere considerata l’unico criterio per decidere la soppressione o l’accorpamento delle istituzioni scolastiche.

La scuola, infatti, non è soltanto un’organizzazione amministrativa da dimensionare sulla base di parametri numerici. È un presidio educativo, culturale e sociale, la cui presenza assume un’importanza ancora maggiore nei territori caratterizzati da spopolamento, difficoltà economiche, dispersione scolastica e carenza di servizi.

La razionalizzazione della rete scolastica deve pertanto tenere insieme sostenibilità organizzativa, esigenze delle comunità locali, continuità dell’offerta formativa e diritto allo studio.

Le nuove linee di indirizzo della Regione Puglia

Per l’anno scolastico 2027/2028 la Regione Puglia ha approvato, con deliberazione della Giunta regionale n. 1108 del 4 agosto 2026, le nuove Linee di indirizzo per il dimensionamento scolastico e l’integrazione dell’offerta formativa.

Il provvedimento definisce i criteri per la riorganizzazione della rete scolastica e individua gli elementi da considerare nella valutazione delle proposte territoriali.

Tra gli aspetti centrali figurano il riequilibrio della popolazione scolastica tra le istituzioni, la coerenza territoriale degli interventi, la disponibilità degli edifici, le dinamiche demografiche e le esigenze formative delle diverse comunità.

Particolare attenzione viene posta anche alla dimensione degli istituti, con l’obiettivo di evitare la formazione di strutture eccessivamente grandi e difficili da gestire.

Proprio su questo punto si concentra una delle principali contestazioni sindacali: alcune delle ipotesi di riorganizzazione prospettate in Puglia rischierebbero di determinare la costituzione di istituti con un numero di alunni superiore ai parametri indicati nelle stesse linee regionali.

Le organizzazioni sindacali segnalano, in particolare, le situazioni di Foggia e Trani, dove si arriverebbe rispettivamente a oltre 1.410 e 1.370 alunni, superando il limite di 1.200 alunni indicato per gli istituti del primo ciclo.

Si tratta di numeri che, secondo le sigle firmatarie, evidenziano una contraddizione tra i criteri di equilibrio organizzativo dichiarati dalla Regione e alcune delle soluzioni prospettate sul territorio.

Foggia e Trani: il rischio degli istituti sovradimensionati

Il caso della provincia di Foggia presenta ulteriori elementi di criticità.

Le organizzazioni sindacali chiedono espressamente di mantenere per l’anno scolastico 2027/2028 l’assetto scolastico attualmente in vigore, evitando che le modifiche introdotte dalla deliberazione regionale n. 974 del 14 luglio 2026 finiscano per consolidare situazioni organizzative contestate.

La vicenda si inserisce anche nel contenzioso amministrativo relativo al precedente piano di dimensionamento. Con la sentenza n. 553 dell’11 maggio 2026, il TAR Puglia è intervenuto su alcune decisioni riguardanti le istituzioni scolastiche della provincia di Foggia, determinando la necessità di una revisione degli atti regionali.

Per i sindacati, questa vicenda dimostra quanto sia indispensabile che le decisioni sulla rete scolastica siano assunte attraverso un confronto effettivo con le amministrazioni locali e le istituzioni interessate.

La situazione di Trani, con la prospettiva di un istituto comprensivo di oltre 1.370 alunni, pone invece in evidenza il problema delle dimensioni delle strutture scolastiche e della loro effettiva governabilità.

Il punto non è soltanto il numero degli iscritti. È necessario chiedersi quali conseguenze possa determinare la gestione di comunità scolastiche così ampie, distribuite eventualmente su più plessi e con esigenze formative, organizzative e territoriali differenti.

Gli effetti degli accorpamenti sull’organizzazione e sulla qualità della scuola

Le fusioni e gli accorpamenti non rappresentano operazioni esclusivamente amministrative. Modificano l’organizzazione delle istituzioni scolastiche e possono incidere profondamente sulla vita delle comunità educative.

Un istituto con un numero molto elevato di alunni, numerosi plessi e una distribuzione territoriale articolata comporta inevitabilmente maggiori complessità gestionali.

Le conseguenze possono riguardare diversi ambiti.

La dirigenza scolastica e l’organizzazione amministrativa. La gestione di istituti molto grandi richiede un maggiore impegno di coordinamento, programmazione e controllo. Aumentano le responsabilità organizzative del dirigente scolastico e le esigenze di raccordo tra i diversi plessi. Anche le segreterie scolastiche possono essere sottoposte a carichi di lavoro più complessi, con ricadute sull’efficienza dei servizi rivolti a famiglie, studenti e personale.

La continuità didattica e il rapporto con il territorio. L’accorpamento di realtà scolastiche differenti può rendere più difficile preservare identità, tradizioni educative e rapporti consolidati con le comunità locali. La presenza di una dirigenza e di un’organizzazione amministrativa unificate non deve tradursi in un indebolimento dell’attenzione verso i singoli plessi e le loro specificità.

La gestione delle risorse e dei finanziamenti. La riorganizzazione delle istituzioni può comportare una revisione delle procedure amministrative e gestionali relative ai finanziamenti, compresi quelli europei e del PNRR. È necessario assicurare che il cambiamento degli assetti non comprometta la realizzazione dei progetti, la rendicontazione e la continuità delle attività.

Gli organici e le graduatorie interne. Le modifiche alla struttura delle istituzioni scolastiche possono avere conseguenze sull’organizzazione degli organici, sulla mobilità e sulla gestione delle graduatorie interne, con possibili ripercussioni sul personale docente e ATA.

Sono aspetti che richiedono valutazioni preventive e approfondite, perché l’obiettivo della riorganizzazione dovrebbe essere il miglioramento del servizio scolastico, non la semplice riduzione del numero delle autonomie.

Il calo demografico non può essere affrontato soltanto con fusioni e chiusure

Uno degli elementi più significativi del documento unitario riguarda il rapporto tra andamento demografico e politiche scolastiche.

Secondo le organizzazioni sindacali, la Puglia registra una diminuzione della popolazione scolastica stimata in oltre 12.000 studenti all’anno. Un fenomeno che pone problemi reali di programmazione, ma che non può essere affrontato esclusivamente attraverso accorpamenti e soppressioni.

La riduzione degli alunni richiede, al contrario, una strategia di investimento capace di trasformare una difficoltà demografica in un’opportunità per migliorare il sistema educativo.

Meno alunni potrebbero significare, se accompagnati da adeguate scelte politiche e finanziarie, classi meno numerose, maggiore attenzione ai bisogni individuali, rafforzamento delle attività laboratoriali e possibilità di ampliare il tempo scuola.

Le organizzazioni sindacali indicano alcune direttrici prioritarie:

  • investimenti nell’istruzione e nel rafforzamento delle strutture scolastiche;

  • ampliamento del tempo scuola, soprattutto nei territori che presentano maggiori difficoltà;

  • potenziamento del sistema integrato di educazione e istruzione da zero a sei anni;

  • riduzione del numero di alunni per classe;

  • valorizzazione delle specificità territoriali e delle esigenze delle comunità scolastiche;

  • tutela della presenza della scuola come presidio educativo e sociale.

Si tratta di una prospettiva che sposta il centro della discussione dalla semplice razionalizzazione delle strutture alla qualità dell’offerta formativa.

La richiesta di un tavolo regionale e di una programmazione condivisa

La richiesta conclusiva delle organizzazioni sindacali è quella di aprire un tavolo di confronto con la Regione Puglia per avviare una programmazione condivisa del dimensionamento relativo all’anno scolastico 2028/2029.

Il confronto dovrebbe iniziare già dalla primavera del 2027, con tempi adeguati per analizzare i dati, valutare le proposte e coinvolgere concretamente gli enti locali, le istituzioni scolastiche e le rappresentanze del personale.

La richiesta di moratoria per il 2027/2028 è dunque accompagnata dalla proposta di un percorso alternativo: non rinunciare alla programmazione della rete scolastica, ma realizzarla attraverso criteri trasparenti, valutazioni territoriali approfondite e una reale partecipazione dei soggetti interessati.

È fondamentale che le decisioni non siano determinate soltanto da esigenze numeriche e amministrative, ma tengano conto della distribuzione geografica della popolazione scolastica, delle condizioni sociali ed economiche dei territori, della disponibilità degli edifici, dei trasporti e delle caratteristiche dell’offerta formativa.

Una scuola da riorganizzare, non da impoverire

La posizione unitaria delle organizzazioni sindacali pugliesi pone una questione che va oltre la singola annualità e riguarda il futuro stesso del sistema scolastico regionale.

La diminuzione della popolazione scolastica impone certamente scelte e una programmazione attenta. Ma la risposta non può consistere esclusivamente nella riduzione delle autonomie e nella costituzione di istituti sempre più grandi.

La scuola svolge una funzione che non può essere misurata soltanto attraverso il numero degli iscritti o il costo della sua organizzazione. Garantisce un servizio essenziale, contribuisce alla coesione sociale, contrasta la dispersione e offre opportunità di crescita soprattutto alle giovani generazioni.

Per questo le scelte sul dimensionamento devono essere accompagnate da investimenti, attenzione ai territori e partecipazione delle comunità scolastiche.

La richiesta delle organizzazioni sindacali è chiara: un anno di moratoria per fermare le riorganizzazioni previste per il 2027/2028 e utilizzare il tempo a disposizione per costruire un piano equilibrato e condiviso per il 2028/2029.

La scuola pugliese ha bisogno di stabilità, programmazione, risorse e partecipazione. Non di accorpamenti affrettati che rischiano di indebolire l’autonomia delle istituzioni scolastiche e compromettere la qualità del servizio di istruzione.



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