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MATTARELLA RICHIAMA IL PARLAMENTO: TROPPE GIORNATE NAZIONALI RISCHIANO DI SOTTRARRE TEMPO ALLA DIDATTICA. LA SCUOLA NON PUO’ DIVENTARE IL LUOGO DI OGNI ADEMPIMENTO

Il Presidente della Repubblica invita le Camere a contenere la proliferazione delle ricorrenze: 51 giornate dedicate, 36 istituite nelle ultime tre legislature e 20 nell’attuale. Una questione che riguarda la qualità dell’insegnamento, l’autonomia scolastica e il lavoro dei docenti. Il problema non è il valore delle celebrazioni, ma il rischio di trasformarle in una successione di attività frammentarie.

Il calendario delle giornate nazionali continua ad allungarsi e il mondo della scuola si trova sempre più spesso a dover fare i conti con nuove iniziative, attività di sensibilizzazione e occasioni di approfondimento previste dalle leggi. Un fenomeno sul quale è intervenuto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, richiamando direttamente il Parlamento alla necessità di contenere la proliferazione delle ricorrenze.

Il 15 ottobre 2026, in occasione della promulgazione della legge che istituisce la Giornata nazionale del riciclo della carta, il Capo dello Stato ha inviato una lettera ai presidenti della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana, e del Senato, Ignazio La Russa. Un intervento che va oltre il singolo provvedimento e solleva una questione di interesse generale: fino a che punto è possibile affidare alle scuole nuovi compiti senza compromettere il tempo effettivamente destinato all’insegnamento?

La presa di posizione di Mattarella, riferita da ANSA, da la Repubblica e da Adnkronos, riporta al centro del dibattito il rapporto tra legislazione, organizzazione scolastica e qualità della formazione.

I numeri del fenomeno: 51 giornate dedicate, 20 istituite nell’attuale legislatura

I dati richiamati dal Presidente della Repubblica sono significativi. Nelle ultime tre legislature sono state approvate 36 leggi istitutive di nuove giornate nazionali, 20 delle quali nell’attuale legislatura. Considerando anche le feste nazionali, il numero complessivo delle giornate dedicate è arrivato a 51.

Mattarella osserva che il numero delle leggi che istituiscono ricorrenze per richiamare l’attenzione su valori, eventi, propositi e aspetti della vita «sta vertiginosamente aumentando», senza che siano emersi criteri omogenei.

Il problema, dunque, non consiste soltanto nella quantità delle ricorrenze, ma anche nell’assenza di un quadro organico capace di stabilire quali iniziative meritino di essere istituzionalizzate attraverso una legge e quali possano essere perseguite con strumenti differenti.

Nella lettera, il Presidente riconosce che alcune giornate svolgono una funzione significativa di memoria e di trasmissione di valori, ma sottolinea che non tutte presentano la stessa rilevanza.

È un passaggio importante, perché introduce una distinzione necessaria: il valore di una causa non comporta automaticamente che la sua promozione debba avvenire attraverso una nuova ricorrenza nazionale, accompagnata da ulteriori richieste rivolte alle istituzioni pubbliche e, in particolare, alle scuole.

Il richiamo alle Camere: «Diventa sempre più inverosimile» chiedere alle scuole di fare tutto

Il passaggio più rilevante per il sistema d’istruzione riguarda proprio i compiti affidati agli istituti scolastici.

Mattarella evidenzia che la maggior parte delle leggi istitutive delle giornate nazionali prevede, con formulazioni spesso simili, la promozione di iniziative da parte degli uffici e degli enti pubblici, con un coinvolgimento particolare delle scuole e, talvolta, delle università.

A queste istituzioni viene quindi richiesto di organizzare attività didattiche o divulgative dedicate ai temi delle singole ricorrenze.

Il Presidente della Repubblica formula un’osservazione netta: diventa sempre più difficile, addirittura inverosimile, pretendere che le scuole riescano ad assolvere tutti i compiti assegnati dalle numerose disposizioni legislative, a meno di incidere sul tempo effettivamente destinato all’insegnamento delle materie scolastiche.

Il rischio è evidente. Ogni singola iniziativa può apparire ragionevole e meritevole di attenzione; la loro somma, tuttavia, produce un carico organizzativo e didattico che deve essere valutato nel suo insieme.

La scuola non opera in uno spazio illimitato. Il tempo delle lezioni, la programmazione curricolare, le verifiche, il recupero degli apprendimenti e le attività collegiali rispondono a esigenze precise. A queste si aggiungono già numerosi progetti educativi, percorsi interdisciplinari, attività di orientamento e iniziative connesse alle priorità formative degli istituti.

In questo contesto, l’introduzione continua di nuovi appuntamenti rischia di determinare una frammentazione delle attività, con la necessità di conciliare ulteriori impegni con una programmazione già articolata.

La questione sindacale: tutelare il tempo scuola e il lavoro dei docenti

Il richiamo del Capo dello Stato apre una riflessione che riguarda direttamente anche le condizioni di lavoro del personale scolastico.

La moltiplicazione delle iniziative può tradursi, nella pratica, in attività da progettare, materiali da predisporre, riunioni di coordinamento, comunicazioni alle famiglie, documentazione e prodotti finali da realizzare. Si tratta di impegni che, quando non sono adeguatamente coordinati, rischiano di sommarsi alle responsabilità ordinarie dei docenti e delle altre figure professionali coinvolte.

La questione non è negare la funzione educativa delle giornate nazionali, né sostenere che le scuole debbano occuparsi esclusivamente delle discipline in senso stretto. L’educazione alla cittadinanza, alla legalità, alla solidarietà, alla pace e alla tutela dell’ambiente appartiene pienamente alla missione della scuola.

Come SNALS riteniamo che il punto sia un altro: non si può continuare ad aggiungere compiti senza interrogarsi sulle risorse disponibili, sui tempi necessari e sulle priorità formative.

Ogni nuova richiesta dovrebbe essere accompagnata da una valutazione della sua effettiva utilità e della sua compatibilità con il lavoro già programmato. In caso contrario, si rischia di trasferire sulle istituzioni scolastiche il peso organizzativo di iniziative decise altrove, lasciando ai dirigenti e ai docenti il compito di trovare soluzioni all’interno di calendari già complessi.

Una scuola chiamata a occuparsi di tutto, senza criteri di priorità, può finire per non riuscire ad approfondire adeguatamente nulla.

Per il personale scolastico, inoltre, è importante che le iniziative siano organizzate nel rispetto delle competenze professionali, dell’autonomia delle istituzioni e degli impegni contrattuali. La disponibilità dei docenti a promuovere percorsi di educazione civile non deve diventare il presupposto per considerare illimitata la capacità organizzativa delle scuole.

La responsabilità della politica: non basta istituire una giornata per risolvere un problema

Il richiamo di Mattarella assume anche un significato politico e istituzionale.

Il Parlamento ha il compito di riconoscere temi di interesse collettivo e di promuovere la diffusione di valori condivisi. Ma l’efficacia di una politica pubblica non si misura dal numero delle giornate inserite nel calendario, bensì dai risultati concreti che riesce a produrre.

Una ricorrenza può contribuire a mantenere viva la memoria di un evento, richiamare l’attenzione su una questione sociale o favorire la conoscenza di un problema. Non può, da sola, sostituire interventi strutturali, finanziamenti, servizi, politiche di prevenzione e azioni continuative.

Lo stesso dibattito parlamentare sulla Giornata nazionale del riciclo della carta ha evidenziato l’esigenza di andare oltre la semplice istituzione di una data. Nel resoconto della seduta del 6 ottobre 2026, disponibile sul sito ufficiale del Senato della Repubblica, è stata richiamata la necessità che dietro le giornate dedicate vi siano politiche e iniziative capaci di produrre effetti concreti.

Il ragionamento è estendibile a molti altri ambiti. La sensibilizzazione ambientale richiede comportamenti coerenti e servizi adeguati; la promozione della legalità necessita di prevenzione e strumenti di contrasto; la tutela dei diritti richiede norme applicate, risorse e servizi accessibili.

Lo stesso vale per la scuola: non è sufficiente affidarle una giornata di approfondimento per considerare assolto il dovere delle istituzioni nei confronti delle nuove generazioni.

Il richiamo del Presidente della Repubblica invita pertanto il legislatore a una maggiore selettività e a una valutazione complessiva degli effetti delle norme. Se un obiettivo può essere perseguito attraverso campagne informative, iniziative coordinate, progetti permanenti o strumenti amministrativi, non è detto che l’approvazione di una nuova legge istitutiva sia sempre la soluzione più efficace.

Il punto di vista pedagogico: educare ai valori richiede continuità, non soltanto celebrazioni

Accanto agli aspetti sindacali e istituzionali, la questione presenta una rilevante dimensione pedagogica.

La scuola è chiamata a formare cittadini consapevoli, capaci di comprendere la realtà, sviluppare senso critico e riconoscere il valore dei diritti e dei doveri. È una responsabilità che non può essere ridotta alla trasmissione di conoscenze disciplinari, ma che richiede percorsi educativi coerenti e continuativi.

Le giornate nazionali possono rappresentare occasioni preziose per affrontare temi complessi, stimolare la partecipazione degli studenti e collegare lo studio alla realtà sociale. La memoria storica, il rispetto delle persone, la solidarietà, la sostenibilità ambientale e la cultura della pace sono ambiti nei quali la scuola può svolgere un ruolo decisivo.

Tuttavia, il valore educativo di un’iniziativa non dipende dalla sua presenza nel calendario, ma dalla qualità del lavoro che viene svolto.

Un’attività isolata, organizzata per rispettare una scadenza, rischia di ridursi a una celebrazione formale. Un percorso ben progettato, invece, può svilupparsi nel tempo, coinvolgere più discipline, utilizzare fonti e documenti, favorire il confronto e portare gli studenti a elaborare valutazioni autonome.

La differenza è sostanziale. Nel primo caso, la ricorrenza rischia di diventare un adempimento; nel secondo, costituisce un’occasione per consolidare apprendimenti e competenze.

Anche per questa ragione è opportuno evitare che la successione delle giornate dedicate produca una didattica episodica, nella quale molti temi vengono affrontati rapidamente senza disporre del tempo necessario per approfondirli.

L’educazione ai valori non si esaurisce in una data: richiede coerenza, continuità e capacità di collegare ciò che si insegna ai comportamenti quotidiani.

Autonomia scolastica: servono criteri chiari e meno adempimenti formali

Un altro elemento centrale riguarda l’autonomia delle istituzioni scolastiche e la professionalità dei docenti.

Le scuole devono poter organizzare le attività in funzione delle caratteristiche degli studenti, dei bisogni educativi, del contesto territoriale e degli obiettivi definiti nella programmazione. Questo principio non esclude la partecipazione alle giornate nazionali, ma suggerisce che essa sia realizzata attraverso modalità sostenibili e coerenti con il percorso formativo.

Sarebbe quindi utile promuovere criteri condivisi che consentano di distinguere le ricorrenze di particolare rilevanza storica e civile dalle iniziative che possono essere valorizzate attraverso strumenti differenti.

Altrettanto importante è favorire l’integrazione dei temi affini all’interno di percorsi interdisciplinari, evitando la necessità di organizzare ogni volta attività autonome e separate.

Una programmazione intelligente può consentire, per esempio, di approfondire più aspetti dell’educazione civica attraverso un progetto unitario, anziché moltiplicare appuntamenti, prodotti e adempimenti.

In questa prospettiva, la qualità della proposta formativa dovrebbe prevalere sulla quantità delle iniziative realizzate e documentate.

Occorre inoltre evitare che la partecipazione alle giornate nazionali venga tradotta automaticamente in richieste burocratiche aggiuntive, relazioni, rendicontazioni o attività standardizzate prive di una reale ricaduta didattica.

L’autonomia scolastica non può essere ridotta alla capacità di trovare spazio per ogni nuova richiesta: deve essere riconosciuta come la possibilità di compiere scelte responsabili, definire priorità e organizzare efficacemente il lavoro educativo.

Le nuove giornate nazionali: il valore delle iniziative e il problema della loro proliferazione

La vicenda che ha portato alla lettera di Mattarella offre due esempi recenti.

Il primo riguarda la Giornata nazionale del riciclo della carta, prevista il 18 settembre e finalizzata a promuovere il risparmio delle risorse naturali, la riduzione degli sprechi e la diffusione di stili di vita sostenibili.

Il secondo è la Giornata nazionale della meraviglia, istituita dalla Legge 5 ottobre 2026, n. 175, che si celebra la seconda domenica di ottobre e intende sensibilizzare sulle sofferenze dei bambini che vivono in guerra e sul valore del diritto alla meraviglia.

Sono finalità che richiamano temi importanti e che possono offrire spunti significativi per il lavoro educativo. Ma proprio la loro rilevanza dimostra perché sia necessario distinguere il valore di un messaggio dalla scelta dello strumento legislativo utilizzato per promuoverlo.

Peraltro, le giornate nazionali non coincidono automaticamente con giorni festivi o sospensioni delle lezioni. L’istituzione di una ricorrenza non significa, di per sé, che le scuole siano obbligate a organizzare una manifestazione o un’attività specifica in quella data. Gli effetti e gli eventuali compiti previsti devono essere verificati sulla base della singola legge.

Il problema sollevato dal Capo dello Stato è dunque più ampio di un semplice conteggio: riguarda il modo in cui le istituzioni definiscono le priorità e coinvolgono il sistema educativo nel perseguimento di obiettivi di interesse generale.

Il richiamo di Mattarella non cancella le giornate nazionali, ma apre una riflessione necessaria

È importante chiarire che la lettera del Presidente della Repubblica non abroga le giornate già istituite, non introduce un divieto per le scuole e non modifica direttamente gli obblighi previsti dalle singole leggi.

Mattarella ha promulgato la legge sul riciclo della carta, precisando di non aver riscontrato profili evidenti di incostituzionalità, ma ha contestualmente rivolto alle Camere un’esortazione a contenere in termini ragionevoli la tendenza ad aumentare le giornate dedicate.

Il richiamo è quindi rivolto principalmente al legislatore e alla necessità di valutare con maggiore attenzione l’opportunità di nuove ricorrenze.

È una distinzione essenziale anche per le istituzioni scolastiche: fino a quando le norme restano in vigore, i loro effetti devono essere valutati sulla base dei rispettivi contenuti, senza attribuire alla lettera del Presidente conseguenze giuridiche che essa non produce.

Ciò non impedisce, tuttavia, di cogliere la portata della riflessione. Il sistema scolastico ha bisogno di tempo per insegnare, approfondire, recuperare e consolidare gli apprendimenti. Ha bisogno di docenti messi nelle condizioni di programmare con responsabilità e di dirigenti scolastici che possano organizzare le attività senza essere costretti a rincorrere una successione potenzialmente illimitata di adempimenti.

Una scuola di qualità ha bisogno di priorità, non di un calendario sempre più affollato

Il tema sollevato da Mattarella merita di essere affrontato senza contrapposizioni ideologiche e senza svalutare il significato delle giornate nazionali.

La scuola deve continuare a essere un luogo di memoria, partecipazione, educazione civica e crescita culturale. Ma proprio perché la sua funzione è fondamentale, non può essere considerata il destinatario automatico di ogni nuova iniziativa legislativa.

Servono criteri chiari per selezionare le ricorrenze, coordinare le attività, ridurre gli adempimenti superflui e garantire che ogni proposta abbia un’effettiva ricaduta formativa. Occorre, soprattutto, riconoscere che il tempo dedicato all’insegnamento non è uno spazio residuale da ridurre ogni volta che si aggiunge un nuovo impegno, ma una risorsa essenziale per il diritto all’istruzione.

La riflessione riguarda quindi insieme la responsabilità politica, l’organizzazione del lavoro scolastico e la qualità della formazione. Il Parlamento è chiamato a valutare con maggiore attenzione gli effetti delle leggi che approva; le istituzioni scolastiche devono poter esercitare la propria autonomia; i docenti devono essere messi nelle condizioni di svolgere il proprio compito senza un’accumulazione disordinata di richieste.

La vera sfida non è celebrare più giornate, ma fare in modo che i valori richiamati da ciascuna di esse diventino conoscenze, consapevolezza e comportamenti.

Perché una scuola che dispone del tempo necessario per insegnare, approfondire e accompagnare la crescita degli studenti può contribuire alla formazione dei cittadini molto più efficacemente di una scuola costretta a rincorrere ogni nuova ricorrenza.

Il messaggio che emerge dal richiamo del Presidente della Repubblica è chiaro: le buone finalità non bastano, se gli strumenti scelti rischiano di compromettere proprio il lavoro delle istituzioni chiamate a realizzarle. La scuola ha bisogno di riconoscimento, autonomia e condizioni organizzative adeguate. Non di un calendario sempre più fitto, ma del tempo e delle risorse necessari per trasformare l’educazione ai valori in formazione autentica.

(Carmelo NESTA)



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