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DECRETO SCUOLA 2026: TUTTE LE NOVITÀ ARTICOLO PER ARTICOLO – CONFRONTO CON I SISTEMI SCOLASTICI EUROPEI SULL’INTEGRAZIONE SCOLASTICA

l Consiglio dei Ministri ha approvato il nuovo Decreto Scuola 2026, un provvedimento composto da 12 articoli che interviene su numerosi aspetti del sistema di istruzione italiano: integrazione degli alunni con cittadinanza non italiana, sostegno agli studenti con disabilità, semplificazione amministrativa per il personale scolastico, diritto allo studio e riforma dell’istruzione tecnico-professionale.
Al momento il testo è in fase di promulgazione e non risulta ancora pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. Le informazioni disponibili derivano dalla bozza illustrata dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e dalle comunicazioni rese note al termine del Consiglio dei Ministri.

Articoli 1 e 2 – Composizione delle classi e integrazione degli studenti stranieri

I primi due articoli del decreto affrontano il tema dell’integrazione scolastica e della composizione delle classi.
Viene confermato il principio del limite del 30% di studenti con cittadinanza non italiana nelle classi iniziali, ma con una significativa novità: non rientrano nel calcolo del tetto gli alunni che risultano già pienamente inseriti nel sistema scolastico italiano.

In particolare, il limite non si applica agli studenti:

  • nati in Italia;
  • che abbiano frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia in Italia;
  • che abbiano svolto almeno tre anni di percorso scolastico nel sistema nazionale di istruzione.

L’obiettivo dichiarato dal Governo è favorire un’equa distribuzione degli alunni di recente immigrazione senza penalizzare studenti già integrati dal punto di vista linguistico e scolastico.

Qualora non sia possibile procedere alla redistribuzione degli alunni tra plessi o istituti diversi, il decreto prevede specifiche risorse per:

  • corsi di alfabetizzazione in italiano L2;
  • attività di recupero linguistico;
  • ampliamento dell’offerta formativa finalizzata all’inclusione.

Per tali interventi è previsto uno stanziamento superiore a 14 milioni di euro annui.

Articolo 3 – Corsi di italiano per i genitori e coinvolgimento delle famiglie

L’articolo 3 introduce una misura destinata a rafforzare il ruolo delle famiglie nei percorsi di integrazione scolastica.
Nei casi in cui la scuola segnali ai servizi sociali particolari difficoltà di integrazione del minore, i genitori potranno essere indirizzati verso corsi gratuiti di lingua italiana organizzati dai CPIA (Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti).

I percorsi saranno finalizzati al raggiungimento di competenze linguistiche almeno corrispondenti al livello A2 del Quadro Comune Europeo di Riferimento.

La mancata partecipazione senza giustificato motivo potrà comportare una sanzione amministrativa compresa tra 200 e 1.000 euro.

Secondo il Governo, la misura punta a rafforzare la collaborazione tra scuola e famiglia e a favorire una più efficace inclusione sociale.

Articolo 4 – Divieto di accesso alle attività scolastiche con il volto coperto

L’articolo 4 disciplina l’identificazione delle persone che accedono agli ambienti scolastici.
La norma prevede il divieto di partecipare alle attività scolastiche o di accedere agli edifici scolastici indossando indumenti che rendano impossibile il riconoscimento della persona attraverso la copertura del volto.

La disposizione si applica:

  • alle attività didattiche;
  • ai colloqui scuola-famiglia;
  • alle riunioni e agli incontri organizzati dagli istituti scolastici;
  • alle attività extrascolastiche promosse dalla scuola.

Sono escluse dal divieto esclusivamente le situazioni legate a motivi sanitari o a esigenze di sicurezza.

Qualora la violazione sia commessa da uno studente minorenne, la sanzione amministrativa prevista, da 200 a 1.000 euro, ricade sui genitori esercenti la responsabilità genitoriale.

Articoli 5 e 6 – Sostegno, PEI e semplificazione amministrativa

Gli articoli 5 e 6 introducono misure di semplificazione particolarmente attese dalle scuole.

PEI più snello

Per gli alunni con disabilità viene previsto che il Piano Educativo Individualizzato (PEI) non debba essere integralmente riscritto ogni anno quando non vi siano cambiamenti significativi nella situazione dell’alunno.

L’obiettivo è ridurre gli adempimenti burocratici a carico dei docenti e dei Gruppi di Lavoro Operativi (GLO), consentendo di concentrare maggiormente l’attività sugli aspetti educativi e didattici.

Fascicolo Digitale del Docente

Lo stesso articolo introduce il Fascicolo Digitale del Docente, una banca dati unica nella quale saranno raccolti:

  • titoli di studio;
  • abilitazioni;
  • specializzazioni;
  • servizi prestati;
  • certificazioni professionali;
  • attività formative.

Il nuovo sistema dovrebbe eliminare la necessità di presentare ripetutamente la stessa documentazione in occasione di supplenze, concorsi, mobilità e aggiornamenti delle graduatorie.

Articoli 7 e 8 – Diritto allo studio e contrasto al cyberbullismo

Gli articoli 7 e 8 intervengono sul sostegno alle famiglie e sulle politiche educative.

Libri di testo: aumenta la soglia ISEE

La soglia ISEE per accedere ai contributi statali destinati all’acquisto dei libri di testo viene elevata da 30.000 a 40.000 euro.

La misura amplia significativamente la platea dei beneficiari e punta a sostenere le famiglie nell’affrontare i costi dell’istruzione.

Più risorse contro cyberbullismo e dispersione scolastica

Il decreto rifinanzia inoltre i programmi destinati al contrasto:

  • del cyberbullismo;
  • della dispersione scolastica;
  • del disagio giovanile.

Le scuole potranno utilizzare le risorse per attività educative, sportelli di ascolto, formazione del personale e percorsi di supporto agli studenti più fragili.

Articoli da 9 a 12 – Riforma della filiera tecnico-professionale e latino alle medie

L’ultima parte del decreto riguarda l’offerta formativa e l’organizzazione degli istituti scolastici.

Nascono i Licei Tecnologici

Gli istituti tecnici e professionali che aderiscono alla nuova filiera formativa 4+2 potranno assumere la denominazione di Licei Tecnologici.

La misura si inserisce nel più ampio progetto di valorizzazione dell’istruzione tecnico-professionale e di rafforzamento del collegamento tra scuola, ITS Academy e mondo del lavoro.

Latino facoltativo nella scuola secondaria di primo grado

A partire dall’anno scolastico 2027/2028 viene introdotta un’ora settimanale facoltativa di avviamento al latino nel secondo e nel terzo anno della scuola secondaria di primo grado.

L’insegnamento avrà carattere orientativo e culturale e sarà finalizzato a sviluppare competenze linguistiche e una maggiore consapevolezza delle radici della lingua italiana.

In attesa della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale

Il Decreto Scuola 2026 interviene su temi molto diversi tra loro: integrazione, inclusione, sostegno, semplificazione amministrativa, diritto allo studio e riforma dell’istruzione tecnico-professionale.

Per conoscere il contenuto definitivo delle disposizioni sarà comunque necessario attendere la pubblicazione del testo in Gazzetta Ufficiale e il successivo iter parlamentare di conversione in legge.

SNALS continuerà a seguire l’evoluzione del provvedimento e a informare il personale scolastico sulle ricadute operative delle nuove disposizioni.


Proponiamo di seguito una panoramica delle modalità con cui alcuni Paesi europei hanno affrontato il tema dell’integrazione scolastica degli studenti di origine straniera, evidenziando le principali differenze rispetto alle misure previste dal Decreto Scuola 2026.

Analizzando i principali sistemi scolastici europei emerge che nessun grande Paese europeo adotta un modello unico, ma quasi tutti seguono tre principi fondamentali:

  1. inserimento il più possibile nelle classi ordinarie;
  2. potenziamento linguistico intensivo nella lingua del Paese ospitante;
  3. classi o percorsi temporanei per i neoarrivati che non conoscono la lingua.

Di seguito una sintesi dei modelli più significativi.

Germania

La Germania utilizza modelli differenziati a seconda dei Länder. Gli studenti immigrati vengono generalmente inseriti nelle scuole ordinarie, ma possono frequentare per alcuni mesi o per un anno le cosiddette “Willkommensklassen” (classi di accoglienza) o corsi intensivi di tedesco.

Successivamente entrano gradualmente nelle classi comuni Gli studi tedeschi mostrano che i modelli più efficaci sono quelli che favoriscono una rapida integrazione nelle classi ordinarie accompagnata da un forte sostegno linguistico, mentre la permanenza prolungata in classi separate produce risultati meno positivi.

Negli ultimi anni si è aperto anche in Germania un dibattito sull’opportunità di fissare limiti percentuali agli alunni di origine migratoria nelle classi. Alcuni responsabili politici hanno ipotizzato soglie comprese tra il 30 e il 40%, ma non esiste una norma nazionale vincolante.

Francia

La Francia punta fortemente sull’apprendimento della lingua francese. Gli studenti neoarrivati vengono inseriti nelle classi ordinarie e frequentano parallelamente specifici corsi linguistici organizzati attraverso le strutture denominate UPE2A (Unités pédagogiques pour élèves allophones arrivants).

L’obiettivo è evitare la segregazione scolastica e favorire l’inserimento nel gruppo dei pari fin dai primi mesi di permanenza nel Paese.

La Francia promuove inoltre iniziative rivolte alle famiglie immigrate, comprese attività di apprendimento della lingua francese per i genitori.

Spagna

La Spagna adotta un modello molto decentrato. Le Comunità Autonome organizzano percorsi diversi, ma generalmente gli studenti vengono inseriti nelle classi ordinarie e ricevono un supporto linguistico aggiuntivo.

In alcune regioni esistono le cosiddette “aulas de acogida” (aule di accoglienza), destinate ai neoarrivati che necessitano di un primo periodo di apprendimento linguistico prima dell’inserimento completo.

Paesi Bassi

I Paesi Bassi hanno sviluppato un sistema molto strutturato. Gli alunni immigrati frequentano inizialmente scuole o classi di accoglienza specializzate, denominate Nieuwkomersonderwijs (“istruzione per nuovi arrivati”), con forte enfasi sull’apprendimento dell’olandese.

Successivamente vengono inseriti nel percorso ordinario. Parallelamente, il Paese prevede percorsi di integrazione linguistica e civica anche per gli adulti immigrati, con obblighi formativi specifici.

Svezia

La Svezia segue una linea fortemente inclusiva. Gli studenti vengono normalmente iscritti nelle classi ordinarie e ricevono un sostegno linguistico individualizzato.

È prevista una valutazione iniziale delle competenze e, se necessario, percorsi specifici di apprendimento dello svedese come seconda lingua.

L’obiettivo è evitare la separazione prolungata degli alunni immigrati dal resto della popolazione scolastica.

Finlandia

Anche la Finlandia privilegia l’inclusione nelle classi comuni. Sono previsti corsi preparatori di lingua finlandese o svedese per gli studenti neoarrivati, ma la permanenza in percorsi separati è generalmente limitata nel tempo.

Particolare attenzione viene dedicata al sostegno personalizzato e alla collaborazione con le famiglie.

Danimarca

La Danimarca utilizza spesso classi di accoglienza temporanee per gli studenti che non conoscono il danese. Dopo l’acquisizione delle competenze linguistiche di base, gli alunni vengono inseriti nelle classi ordinarie.

Anche qui il fattore linguistico è considerato determinante per il successo scolastico e l’integrazione sociale.

Cosa distingue la proposta italiana?

La novità della bozza del Decreto Scuola 2026 non è tanto l’attenzione alla lingua italiana, che rappresenta un elemento comune in quasi tutta Europa, quanto il tentativo di intervenire sulla composizione delle classi, prevedendo un limite alla concentrazione degli studenti stranieri e distinguendo tra:

  • alunni nati in Italia o già inseriti stabilmente nel sistema scolastico italiano;
  • studenti di recente immigrazione con maggiori esigenze linguistiche.

Si tratta di una scelta che trova alcuni precedenti nel dibattito politico europeo, ma che non rappresenta oggi il modello prevalente nei principali Paesi dell’Unione Europea, dove l’accento è posto soprattutto sui percorsi linguistici e sull’inserimento nelle classi ordinarie.

Se si osservano, infatti, le politiche adottate nei principali Paesi europei, emerge una differenza significativa rispetto all’impostazione prevista dal Decreto Scuola 2026.

Nella maggior parte dei sistemi scolastici europei l’attenzione non è rivolta tanto alla percentuale di studenti stranieri presenti in una classe, quanto al livello di competenza linguistica degli alunni e alla loro capacità di seguire efficacemente le attività didattiche.

Germania, Francia, Spagna, Paesi Bassi, Svezia, Finlandia e Danimarca adottano infatti modelli diversi tra loro, ma accomunati da un principio fondamentale: garantire ai nuovi arrivati un rapido apprendimento della lingua nazionale attraverso percorsi intensivi di alfabetizzazione e sostegno linguistico.

In molti casi gli studenti vengono inseriti immediatamente nelle classi ordinarie e seguono parallelamente corsi di lingua aggiuntivi. In altri sistemi, come quelli tedesco e olandese, possono frequentare temporaneamente classi di accoglienza o percorsi preparatori specifici prima dell’inserimento definitivo nel gruppo classe. Tuttavia, l’obiettivo rimane quasi sempre quello di favorire nel più breve tempo possibile la partecipazione alla vita scolastica ordinaria.

La bozza del Decreto Scuola 2026 introduce invece un elemento che appare meno diffuso nel panorama europeo: l’intervento sulla composizione numerica delle classi attraverso il criterio del limite del 30% di studenti stranieri di recente immigrazione.

La novità italiana consiste però anche nel superamento di una visione puramente anagrafica dell’integrazione. Non verranno infatti conteggiati nel limite gli alunni nati in Italia o quelli che hanno già frequentato per diversi anni il sistema scolastico italiano. In questo modo il criterio si sposta dalla cittadinanza al reale livello di integrazione scolastica e linguistica.

Mentre molti Paesi europei concentrano le proprie risorse prevalentemente sul potenziamento linguistico, sul tutoraggio e sull’accompagnamento educativo, la misura italiana cerca di intervenire anche sull’equilibrio delle classi, partendo dall’idea che una distribuzione più omogenea degli studenti neoarrivati possa facilitare il lavoro didattico e l’apprendimento della lingua italiana.

Si tratta di due approcci non necessariamente alternativi. Da un lato vi è il modello prevalente in Europa, che punta soprattutto sull’insegnamento intensivo della lingua del Paese ospitante; dall’altro il modello delineato dal Decreto Scuola 2026, che affianca ai percorsi di alfabetizzazione anche strumenti di regolazione della composizione delle classi.

Resta ora da verificare come tali disposizioni saranno concretamente applicate nelle scuole italiane e quali effetti produrranno sul piano dell’inclusione, dell’organizzazione scolastica e dei risultati di apprendimento degli studenti coinvolti.



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